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Zone bianchissime, Aquilo arriva in aiuto!

Oggi l’accesso a internet è di fondamentale importanza nella vita di tutti e durante la pandemia ci siamo resi conto maggiormente che non possiamo più farne a meno. Ci troviamo quotidianamente a gestire DAD e smartworking, senza una connessione internet saremmo esclusi da queste modalità, precludendoci tante opportunità.

I dati parlano di ben 63mila persone in Italia, un numero che aumenta se consideriamo che un terzo delle famiglie italiane non dispone di un computer o di una connessione Wi-fi. Noi cosa possiamo fare?

Cosa sono le zone bianche?

Intanto, spieghiamo il concetto: per zone bianche si intendono quelle località in cui non è presente la linea ADSL o fibra ottica, generalmente per via di costi di sviluppo troppo elevati in relazione alla eventuale rendita economica. Negli ultimi anni, però, in queste zone dove ancora non ha agito il Piano Nazionale Banda Larga del Ministero dello Sviluppo Economico, è possibile avere una connessione internet con metodi alternativi grazie ad esempio ad operatori via radio o satellitari.

Perché internet non arriva?

Le cosiddette aree bianche sono zone in cui internet potrebbe arrivare ma non arriva a causa di quello che viene definito un “fallimento del mercato”. Ciò accade fondamentalmente perché nessuna azienda privata vuole investire in quelle zone, a causa delle spese troppo elevate che non garantirebbero i profitti necessari.
Mancanza di connessione significa isolamento (quasi) totale, soprattutto in caso di zone rosse. Non solo si rischia di non poter lavorare o andare a scuola, ma anche di non poter mantenere relazioni sociali ed essere connessi con quello che succede nel resto del mondo.

Senza internet non c’è istruzione, lavoro, non ci sono relazioni sociali col resto del mondo.

Secondo quanto riportato dall’AGCOM e dal Ministero dell’Innovazione, in Italia 63mila persone abitano in zone dove non arriva la linea e 16mila in zone in cui non prende il cellulare.
Si tratta di 204 comuni in cui più del 10% delle abitazioni non dispone di questo servizio essenziale.

Chi risentire maggiormente della mancanza di internet sono, oltre alle fasce più anziane della popolazione, le donne e i residenti nel Mezzogiorno (circa il 9% in meno di competenze rispetto a chi vive al Centro-Nord). Infatti, solo il 22% di individui dichiara di avere competenze internet elevate, contro una media del 31% nella Ue.
Come spesso succede, le persone più toccate da queste mancanze sono quelle che già partono da una condizione svantaggiata in termini di opportunità. Infatti, secondo quanto riportato dall’ISTAT nel Bes 2020, un terzo delle famiglie italiane non dispone di un computer e di una connessione wifi. Se quest’ultima può essere sostituita dalla connessione da smartphone, la mancanza di un computer preclude lo sviluppo di moltissime capacità legate al mondo dell’ICT (Information and Communication Technology).
Delle famiglie che non hanno un computer o una connessione, solo il 7,2% ha nel proprio nucleo un componente laureato, contro il 68,3% delle famiglie aventi come titolo più elevato la licenza media. Ulteriore problema che si è aggiunto in questo lunghissimo periodo di pandemia riguarda l’accesso alla DAD, con l’8% dei bambini che non ha potuto accedere a nessuna attività nell’ultimo anno. Percentuale che sale addirittura al 23% per i bambini con disabilità.

Cosa si fa in questi casi? Interviene lo Stato

In questo quadro, il ruolo dello Stato è fondamentale. Entro il 2022, tutti i comuni bianchissimi dovrebbero essere raggiunti dalla connessione, ed entro il 2026 dovrebbe essere garantito l’accesso alla banda larga in tutta Italia, secondo quanto prefissato dal Ministero dell’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale. Qualora fosse rispettata, questa data sarebbe in anticipo di 4 anni rispetto alla deadline dell’Unione Europea fissata per il 2030.

Dal 2003 è stata creata Infratel, società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico, con l’obiettivo di intervenire nelle aree a fallimento di mercato e permettere alle aree in difficoltà di ottenere una connessione sicura ed affidabile grazie alla progettazione, realizzazione e gestione delle reti di telecomunicazioni in fibra ottica. Dal 2015 ad oggi sono stati finanziati 4000 cantieri, di cui 3500 realizzati.

Ed anche Aquilo fa il suo dovere!

Un altro tassello fondamentale è la società Open Fiber, partner ufficiale di Aquilo, che con il piano dei lavori per la diffusione della banda ultra larga (BUL) dovrebbe portare la connessione a tutti i comuni bianchissimi insieme alle nostre reti di copertura sul territorio siciliano.

La mission di Aquilo rispecchia e sposa il primo obiettivo dell’Agenda Digitale Europea: il superamento del digital divide, garantendo a tutti i cittadini una copertura del servizio di connettività a banda larga.

L’Italia, secondo il rapporto del DESI (Digital Economy and Society Index), si trova al quartultimo posto in Europa a livello di digitalizzazione. Questo è dovuto principalmente alla poca conoscenza del digitale per lo sviluppo imprenditoriale, al mancato utilizzo di strumenti digitali come l’e-commerce e i sistemi di pagamento online. Attualmente, infatti, in Italia, la connessione ultraveloce in Iperfibra copre circa il 5,3% del territorio, e solo il 25% degli italiani usufruisce di una connessione internet in fibra ottica, a differenza della media europea che è di circa il 75%.

Noi di Aquilo vogliamo fare la nostra parte e ci impegniamo per abbattere il digital divide e portare una connessione sicura ed affidabile a tutti!

Scopri la copertura della tua zona e contattaci per scegliere l’offerta più adatta.

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